Gli Austriaci non vogliono più rimanere nell'Unione Europea

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Gli Austriaci non vogliono più rimanere nell'Unione Europea

Luglio 15, 2015 - 16:13
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Intervista esclusiva a Inge Rauscher, promotrice della petizione per chiedere l'uscita dell'Austria dall'UE

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I cittadini non sopportano più la tecnocrazia di Bruxelles. Dopo il no del popolo greco al memorandum, un'altra consultazione potrà scuotere le fondamenta della costruzione europea: più di duecentocinquantamila cittadini austriaci hanno firmato una petizione per chiedere una consultazione popolare sull’uscita dall’Unione Europea. Abbiamo intervistato Inge Rauscher, rappresentante ufficiale del comitato che ha organizzato la petizione.

1. Quante persone hanno firmato per la proposta? Questo numero è la prova che i popoli non sopportano più le politiche di Bruxelles?

 ll “Volksbegehren” (petizione popolare) è stato firmato da 261159 cittadini austriaci; il quorum affinché sia trattato obbligatoriamente al Parlamento è di centomila firme, che abbiamo chiaramente superato. La proposta non ha avuto praticamente supporto dai media, quindi il risultato è molto buono. Tutti, sia nemici che amici, lo ammettono. Addirittura la Commissione Europea ha pubblicato un comunicato stampa in cui afferma che “Il risultato deve essere meditato”. Stimiamo che un terzo, se non la metà, della popolazione potrebbe non aver saputo nulla sul “Volksbegehren” a causa della mancanza d’informazione da parte dei media e dal fatto che noi come comitato organizzativo proveniente dalla società civile non abbiamo nessuna sponsorizzazione dalle agenzie stampa. Tutti i nostri attivisti sono interamente volontari e sono riusciti a stampare e distribuire circa 900000 volantini e altri materiali informativi, però l’Austria ha un corpo elettorale di 6,4 milioni di persone … Noi ci siamo potuti permettere (grazie alla donazione di 625 cittadini) una pagina (pagata!) di informazione nel quotidiano più diffuso nel Paese. Nonostante questo, il Kronen-Zeitung ha potuto raggiungere solo il 40% della popolazione. Le petizioni ufficiali secondo le leggi austriache valgono molto di più delle petizioni su Internet o delle comuni raccolte di firme; gli organizzatori devono presentare 8500 firme da persone riconosciute con il nome e l’indirizzo davanti alla autorità comunali per essere accettati dal Ministero degli Interni che organizzerà il Volksbegehren: in una settimana gli elettori possono firmare negli uffici comunali. Il processo è complicato e non permette facilmente alle persone di firmare. Ma i politici sanno tutto questo e comprendono il significato dell’ammontare delle firme.

2. Quando si terrà il referendum?

 La procedura parlamentare partirà alla fine di agosto e durerà fino al termine del 2015. Il Parlamento non è obbligato a approvare il referendum per l’uscita dall’UE. Ma adesso abbiamo prodotto un forte supporto pubblico per questo obiettivo politico ed è un seme vitale che crescerà e irromperà presto o tardi.

3. Quali sono le ragioni che hanno spinto il tuo Partito a proporre questa iniziativa?

Innanzitutto, la mancanza di sovranità nazionale: noi siamo governati dai commissari non-eletti che producono più dell’80% delle leggi di ogni giorno. Per questo, molti cittadini sentono che la loro influenza sulle decisioni politiche si sta marginalizzando sempre di più. L’Ue non è affatto democratica: il Parlamento Europeo non ha potere legislativo; in pratica è privato del potere essenziale della democrazia. Infatti, l’Unione è dominata da compagnie multinazionali e dai lobbisti che hanno lo stesso potere della Chiesa e della nobiltà nei secoli precedenti. Stiamo affrontando un nuovo sistema feudale – un passo indietro enorme nello sviluppo democratico.

4. Per quanto riguarda i problemi economici, quanti e quali danni ha causato l’appartenenza all’Unione Europea?

L’appartenenza dell’Austria all’UE da 21 anni ha portato la più grande ondata di disoccupazione che abbiamo mai avuto dal 1945 in poi, il debito pubblico più alto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. L’Euro ha causato una gigantesca perdita del potere d’acquisto per tutti dall’introduzione dell’Euro nel 2002: da allora – in soli tredici anni – tutto il reddito da lavoro in Austria si è deteriorato di circa la metà. Come può continuare un fatto simile? Questo è davvero ingiusto perché allarga il divario fra ricchi e poveri.

5. Uscire dall’EU avrebbe un impatto positivo sulla neutralità dell’Austria?

Certo, perché la perdita di neutralità è il più grave e tremendo effetto dell’appartenenza all’Unione Europea. Come membro dell’UE, l’Austria non può più vivere la sua neutralità che è un importante elemento della nostra indipendenza nazionale, in questo siamo simili alla Svizzera. L’Eu è identificata da molti osservatori come “l’arma politica di aggressione della NATO” che è ovviamente in contraddizione con l’idea di un’Austria libera e neutrale. Per un paese neutrale davvero tale, sarebbe impensabile di prendere parte alle sanzioni economiche (cioè, alla guerra economica) contro la Russia. Lasciare l’EU significherebbe riguadagnare la neutralità e la nostra moneta e sarebbe possibile di nuovo impegnarsi per favorire le produzioni locali e il consumo interno: l’unica via per far prosperare ogni paese è bloccata dall’Unione Europea.

6. Consigli ad altri paesi di provare a liberarsi dell’Unione Europea? Anche all’Italia?

Ovviamente non posso parlare per gli altri paesi perché tocca a loro decidere. Penso, tuttavia, che molte delle ragioni descritte prime sono sentite dalla maggioranza dei popoli di altri paesi, come l’Italia.

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