Grecia: cosa succede quando il sistema sanitario non è più garantito?

Tempo di lettura
4minuti
% di lettura

Grecia: cosa succede quando il sistema sanitario non è più garantito?

Dicembre 14, 2012 - 22:18
0 comments

Foto di TruthOut: https://www.flickr.com/photos/truthout/4460983447/in/album-72157628843920995/

Se la situazione sanitaria greca descritta in “La guerra dell’Europa” appariva già raccapricciante, i dati raccolti la scorsa settimana ad Atene restituiscono un quadro ancor più allarmante.

Da pochi giorni è iniziato l'ennesimo sciopero delle farmacie. Uno sciopero un po' atipico, perchè le strutture sono aperte ed erogano regolarmente le medicine. Chi ne ha bisogno, però, si trova a dover pagare l'intero costo, dal momento che lo sciopero si concretizza nel rifiuto da parte delle farmacie di vendere i medicinali dietro presentazione della prescrizione. Facile comprenderne gli effetti, tenuto conto che una larga fascia della popolazione greca vive al di sotto della soglia di povertà e che in troppi stentano ad avere anche i soldi necessari per sfamarsi una volta al giorno. Scioperi di questo tipo, nel solo 2012 si sono verificati – seppur a singhiozzo – per una durata di ben oltre 4 mesi. Un fatto gravissimo che, tuttavia, darà la possibilità al Ministro della Salute di dichiarare ai rappresentanti di BCE e Fondo Monetario Internazionale che la Grecia è stata virtuosa in questo settore, dato l'enorme risparmio nella spesa pubblica sui farmaci!

Una della cose più sconcertanti dell'attuale situazione sanitaria in Grecia è però data dal fatto che nessuno è responsabile della salute dei cittadini: non lo sono i medici, che hanno l'obbligo di prescrivere il solo principio attivo; non lo sono i farmacisti che hanno il dovere di vendere il farmaco meno costoso (che sarà pagato per il 25% dal paziente, con l'aggiunta di un euro per ogni ricetta medica); non lo è il ministero, che lascia la possibilità al malato di procurarsi farmaci anche costosi, purché il prezzo integrale sia totalmente coperto da chi ne ha bisogno al momento dell'acquisto. Nessuno quindi risponde per la qualità delle medicine assunte e tanto meno per i possibili effetti collaterali.

E' utile a tal proposito ricordare che Teva, una grande multinazionale del farmaco con sede legale a Tel Aviv, si è accaparrata la fornitura dei farmaci generici in molti ospedali in Grecia, nonostante la FDA (l'autorità preposta ai controlli sui farmaci negli USA) abbia ritirato diverse sue medicine perché inefficaci e chiuso alcuni stabilimenti dell'azienda a causa della contaminazione dei principi attivi e della falsificazione degli studi relativi all'efficacia dei farmaci.

A proposito di ospedali, molte grandi strutture private sono state costrette a chiudere, mentre quelli pubblici sono stati accorpati sotto un'unica direzione centrale. Anche i diversi ordini medici sono stati aggregati in un'unica organizzazione, con l'obbligo per i dottori di contrarre un'assicurazione con questo nuovo ente. Sottrarsi a questa imposizione, significa di fatto rischiare fortemente il proprio posto. Questo nuovo soggetto nazionale ha anche il compito di corrispondere a ogni medico le quote per ciascun assistito: si tratta di circa 3 euro a paziente ogni 30 giorni, che vengono pagati a distanza di cinque mesi e pesantemente tassati (diverso il discorso in ambito privato: le strutture non hanno l'obbligo di rapportarsi con l'ente nazionale e i medici non sono vincolati dalla sottoscrizione di un'assicurazione).

Uno dei cardini che va chiarito rispetto alla Grecia è che la copertura del servizio sanitario nazionale viene garantita solo a coloro che lavorano (e ai figli a loro carico)e ai pensionati che hanno sottoscritto un'assicurazione a tal fine. Solo in rarissimi casi di assoluta indigenza, il Ministero fornisce una carta sociale che garantisce una parziale copertura per alcune prestazioni mediche. Facile comprendere dunque cosa è successo a tutti coloro che hanno recentemente perso il lavoro o si sono visti tagliare salari e pensioni: molti cittadini greci hanno perso il diritto all'assistenza medica e si trovano costretti a lunghe code e file estenuanti ad Atene per poter essere visitati e per ottenere le dovute prestazioni attraverso organizzazioni non governative. Sono le stesse strutture ospedaliere pubbliche in qualche caso a chiedere ai propri medici, attraverso circolari interne, di prestare servizio come volontari, anche solo per qualche ora settimanale in modo da garantire assistenza alle tante famiglie e ai bambini che hanno bisogno di aiuto e non possono permettersi le strutture pubbliche e tanto meno quelle private.

Uno dei medici che ho intervistato e che ha preteso rigorosamente l'anonimato, per timore di incappare in qualche sanzione o perdere il posto, mi ha spiegato la sua delicatissima situazione: “In media nell'ultimo anno avevo 25 appuntamenti al giorno in ospedale, a cui andavano a sommarsi le persone che arrivavano con emergenze: potevo visitare sino a 40 persone in cinque ore. Da pochi mesi, lo stato ha imposto l'obbligo, per poter essere visitati, di fissare un appuntamento, pagando un euro a una compagnia privata che ha ricevuto ben 8 milioni dallo Stato per raccogliere queste 'prenotazioni'. Ma non poteva essere il pubblico a svolgere questa funzione risparmiando soldi da dedicare ad esempio alle forniture di strumenti e e farmaci per gli ospedali, che sono in condizioni misere?” La testimonianza del medico prosegue con gli effetti del riordino del sistema sanitario che ha imposto il pagamento di un euro per ogni visita presso un medico generico o un professionista ospedaliero attivo nel pubblico. “Ora mi ritrovo con appena 4 o 5 appuntamenti al giorno e mi spostano, per coprire il mio servizio, in altri due o tre ospedali, a seconda della necessità. Si tratta in alcuni casi di strutture in parti opposte di Atene e per coprire le cinque ore di servizio, mi trovo a passarne altre tre in auto, diminuendo drasticamente la mia possibilità di effettuare del volontariato per chi ne ha reale bisogno.”

La drammaticità della situazione la si ritrova, oltre che nelle parole del mio interlocutore, anche nei Pronto Soccorso: per l'accesso bisogna pagare 25 euro che non sono in alcun modo coperti dall'assicurazione (quindi chiunque si trova a doverli pagare, indipendentemente dalla propria situazione economica o lavorativa). Se non si dispone dei soldi necessari, l'ingresso al Pronto Soccorso è precluso e non importa quanto grave sia la situazione: paghi ed entri; non paghi? Ti arrangi.

Alla follia di questo sistema sanitario, si aggiunge tutto il disagio dei medici. Basti pensare che oggi in Grecia, uno specialista con 40 anni di carriera percepisce 1200 euro al mese. Impossibile dunque affrontare le spese per i congressi di approfondimento, previsti obbligatoriamente (da 4 a 5 all'anno, a seconda delle specializzazioni) per poter mantenere l'autorizzazione all'esercizio della professione. Le spese di partecipazione a questi momenti di formazione sono piuttosto elevate: si va dai 200 ai 500 euro di iscrizione a ogni convegno, oltre alle spese di trasferta, vitto e alloggio. Morale? A parte rarissime eccezioni, i medici non potrebbero più permettersi di accedere a questo tipo di formazione che, ripeto, è obbligatoria. Cosa succede dunque? Le multinazionali dei farmaci chiedono ai dottori di indicare verbalmente al paziente (non possono farlo nella prescrizione) le medicine di quella specifica ditta, in cambio della copertura dei costi di partecipazione ai congressi.

Stesso discorso per l'acquisto dei libri di approfondimento medico che sono molto costosi e non tutti possono affrontarne la spesa; arriva quindi la multinazionale farmaceutica che 'offre' gratuitamente il libro al medico, che è costretto a fidarsi delle ricerche e delle valutazioni effettuate dalla stessa azienda del farmaco e riportate nel testo donato al professionista.

A questo punto, la formazione, gli approfondimenti, le indicazioni sui farmaci diventano letteralmente sponsorizzate da queste mostruose multinazionali del farmaco che non hanno certo un atteggiamento filantropico quando offrono libri specialistici e convegni ai medici.

E in tutto questo sistema, le vittime sacrificali sono i cittadini, che non hanno più libero accesso alle cure, né tanto meno possono usufruire di una sanità pubblica di qualità. Nessuno controlla più l'efficacia o gli effetti collaterali dei farmaci, nessuno è più responsabile della salute delle persone. Questa mostruosa dittatura bancaria e finanziaria che sta opprimendo le nostre vite, non può garantire la salute dei salute dei cittadini: non è una priorità. E se nelle condizioni di vita infami che riservano a larga parte del popolo, ci saranno delle vittime, a loro non importa. Anzi, ragionando con gli stessi parametri di chi ha imposto il pareggio di bilancio utilizzando l'ottica assurda del 'buon padre di famiglia' (che non spende più di quanto non porta a casa), il sistema potrebbe follemente gioire perché si troverebbe meno bocche da sfamare.

Regole per i commenti

I contributi dei lettori sono ben accetti, purché rispettino le regole. Ogni commento sarà sottoposto alla valutazione dei moderatori, prima dell'eventuale pubblicazione.