Grexit: l'unica speranza per il popolo ellenico?

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Grexit: l'unica speranza per il popolo ellenico?

Maggio 14, 2015 - 17:53
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Grexit - Foto di Pixabay

Il 1 gennaio 2015 l’Euro ha festeggiato il suo tredicesimo compleanno, ma rischia di non festeggiarne altri. Come riporta il giornale Der Spiegel1, nei prossimi mesi sarà possibile che la Grecia esca dall’Euro perché le casse statali elleniche sono quasi vuote: la Grecia è, quindi, costretta a elemosinare soldi dal FMI e dalla BCE. Chiunque comprende l’insostenibilità della situazione, anche Olivier Blanchard, chief economist del FMI che recentemente ha aperto alla possibilità di una Grexit2.
Sarebbe un bene o un male per il popolo greco?

Fabrizio Tringali, laureato in scienze politiche e autore insieme a Marino Badiale de “La trappola dell’Euro”, nella video-intervista risponde alla questione, ribaltando il punto di vista utilizzato dai mass media.
Tutti sappiamo che l’Euro ha riunito sotto di sé diverse valute e diverse economie … Ma questo cosa ha comportato?
Secondo la teoria della Aree Valutarie Ottimale del Premio Nobel per l’Economia Robert Mundell, l’Area Euro è un gran disastro. Infatti, le economie forti del Nord, avendo tassi d’inflazione più bassi di quelle del Sud, sono più competitive per gli investitori. Prima dell’Euro, i paesi meridionali avrebbero potuto svalutare la propria moneta … Ma l’attuale moneta unica lo impedisce.
Dunque, come spiega Carlomagno, un collettivo di economisti, in “Euro. Ultima chiamata”: “all’interno di una regione caratterizzata da un regime di cambio fisso l’aggiustamento deve sempre di più affidarsi alla svalutazione interna, fatta da variazioni di prezzi e salari.”3 In pratica, se gli Stati non possono svalutare la moneta, svalutano i salari e i diritti dei lavoratori, Jobs Act dopo Jobs Act.
È possibile uscire dalla crisi all’interno dell’Eurozona? Nonostante la Banca Centrale Europea abbassi gli interessi e compri dei titoli di Stato dei paesi in difficoltà, è impossibile risolvere i nostri problemi economici. Spiega Tringali che “Il Quantitative Easing è un azione che diminuisce gli effetti della crisi, ma non cambia gli equilibri interni.”, condannando il Made in Italy a crollare ancora.
Il tanto declamato Q.E. non è altro che una cura palliativa: è come se un medico curasse un ammalato di polmonite con lo sciroppo per il mal di gola.
In ultima analisi, qual è stato il risultato dell’Euro? Rafforzare la coesione europea? Aiutare l’economia? Niente affatto. L’Euro ha solamente trasformato il cuore dell’Europa a un campo di battaglia. Una guerra che ci sta logorando, proprio come afferma Jacques Sapir: “La realtà è che l’euro ha distrutto l’Europa: non solamente le sue strutture istituzionali, che sarebbe dopotutto il male minore, ma anche le sue radici politiche e culturali. L’euro è la guerra. Ed è per questo che la dissoluzione dell’Eurozona non è solamente un obiettivo economico desiderabile, ma anche un’urgenza politica del nostro tempo».4
Un’urgenza sentita principalmente dalla Grecia che potrebbe essere la prima a far crollare tutto il sistema Euro.

1 - Der Spiegel
2 - Grexit
3 - Carlomagno, Euro. Ultima chiamata, Francesco Brioschi Editore, 2012
4 - Guerra / politica

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