La finanza in tribunale: la vicenda del processo di Trani ai vertici della S&P

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La finanza in tribunale: la vicenda del processo di Trani ai vertici della S&P

Aprile 01, 2017 - 12:03
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Processare i vertici della finanza? Il pm Michele Ruggiero ci ha provato.

Gennaio 2012: nelle turbolenze politico-finanziarie che hanno portato alla caduta del Governo Berlusconi e all’arrivo del tecnico Monti arriva una nuova tempesta: Standard and Poor’s e Fitch declassa i titoli di stato italiani a BBB+, paragonandoli a quelli del Perù. Facile conseguenza, i mercati non si sono più fidati come prima del debito italiano e lo Stato ha dovuto emettere i titoli con un interesse più alto. Per le casse dello Stato italiano il cosiddetto “downgrade” ha rappresentato un danno stimato dalla Corte dei Conti in oltre 120 miliardi di euro.


In quel periodo molti Italiani scoprono l’impotenza dello Stato nei confronti della finanza, però a Trani c’è un magistrato che non si arrende. Il pm Michele Ruggiero ha svolto un’indagine su quest’operazione di Standard & Poor’s e di Fitch per dimostrare che si è trattato di manipolazione del mercato. Nella requisitoria del processo il pm ha affermato che le due agenzie di rating hanno utilizzato elementi falsi o manipolati invece di dati oggettivi nel decidere l’abbassamento del giudizio. Come ha scritto Alberto Micalizzi, economista che ha lavorato in passato presso la City di Londra, “il caso più eclatante, sebbene non certo l’unico, riguarda l’argomentazione di S&P richiamata dal PM che condusse al duplice taglio del rating del Gennaio 2012, secondo la quale il debito pubblico e bancario italiano detenuto da soggetti esteri sarebbe “alto” e quindi motivo di forte preoccupazione, mentre i dati pubblicati da organismi terzi quali FMI, OCSE e Commissione Europea evidenziano proprio l’opposto, cioè un debito verso l’estero “basso”, molto al di sotto della media dell’Eurozona e persino in decrescita dal 2010 al 2011”.

Il magistrato, inoltre, ha dichiarato che vi è stata un’ingerenza in scelte sulle quali le due agenzie non dovrebbero avere voce in capitolo: le due revisioni degli out look nel 2011 hanno preceduto due comunicazioni importanti del Governo (una sulla bozza della manovra di bilancio e l’altra sul programma economico del neo insediato Governo Monti). In più, il PM ha dimostrato un forte legame fra City e uomini nei settori dirigenziali italiani. Sempre Micalizzi riporta che: “Maria Cannata, Direttore del debito pubblico presso il Tesoro che nel 2010 aveva tolto a S&P un contratto di consulenza che durava da 17 anni (…), Vittorio Grilli, allora Direttore Generale del Tesoro ed oggi ai vertici della JP Morgan di Londra, Pier Paolo Padoan allora Ministro dell’Economia e delle Finanze che ha deciso per conto di 60 milioni di italiani di non costituirsi parte civile a Trani.”
Per tutti questi motivi, Ruggiero ha chiesto la condanna a due anni di reclusione per Deven Sharma, allora presidente mondiale di S&P, a tre anni per Yann Le Pallec, responsabile per l’Europa dell’istituzione finanziaria, e per gli analisti Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. Per S&P è stata chiesta una sanzione di 4,6 milioni.


Giovedì 30 gennaio il Tribunale di Trani ha emesso la sentenza …  non favorevole all’accusa in quanto il giudice ha assolto tutti gli imputati perché il fatto non costituisce reato.
Tuttavia, non tutto è perduto in quanto la sentenza ha escluso il dolo, cioè negli elementi processuali non si è riusciti a provare che i fatti erano volontariamente manipolati; però rimane confermato il fatto storico che i report delle agenzie di rating siano stati manipolati. Sulla base di questa conferma si valuterà un ricorso.

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