La più grande esercitazione interforze Nato del secolo: Trident Juncture 2015

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La più grande esercitazione interforze Nato del secolo: Trident Juncture 2015

Novembre 10, 2015 - 07:00

Una chiacchierata con Mariella Cao, comitato "Gettiamo le Basi"

César Cordeiro

Si è appena conclusa, lo scorso 6 novembre, l'esercitazione interforze della Nato ribattezzata “Trident Juncture 2015”, che era iniziata il precedente 28 settembre. Si tratta, senza alcun dubbio, della più massiccia esercitazione che l'Alleanza Atlantica abbia messo in campo negli ultimi anni, come si può constatare analizzandone i numeri: 18 membri della Nato, più nove associati, tra i partecipanti alle manovre, che hanno interessato il territorio di tre paesi (Portogallo, Spagna e Italia), 30.000 uomini, circa 200 aerei ed una cinquantina di navi coinvolte, la partecipazione, per la prima volta visibile, di numerosi dirigenti di aziende produttrici di armamenti, quasi a evocare lo spettro di quell'apparato militar industriale che tanto temeva Eisenhower.
La base delle operazioni è stata l'aeroporto di Trapani, in Sicilia, regione che, insieme con la Sardegna, è stata la sede italiana dei war games della TJ2015. Particolari polemiche hanno suscitato le operazioni in quest'ultima regione, che hanno interessato l'importante poligono di Teulada, nella Sardegna sud-occidentale, in un'area marina di estremo interesse naturalistico che già era stata interessata da precedenti giochi di guerra: anche in questa occasione non si è mancato di spargere proiettili e veleni per il suo mare e per le sue meravigliose spiagge, fra cui l'incantevole Cala Zafferano.

 A proposito di questa colossale esercitazione, delle sue conseguenze, e con particolare riguardo alla situazione della Sardegna (sulla quale- ricordiamolo- gravano due terzi delle servitù militari dello stato italiano), rivolgiamo alcune domande a Mariella Cao, del Comitato “Gettiamo le basi”, che da anni lotta contra la militarizzazione dell'isola.

1) Abbiamo analizzato i dettagli dell' esercitazione Trident Juncture 2015 ( uomini, navi, aerei e altri mezzi coinvolti). Può aggiungere qualche altra
notazione al riguardo?

Gettiamo le Basi ha uno scarso interesse per questi aspetti. Il punto per noi rilevante è la legittimazione della calata del Tridente Nato in Sardegna data dalla Regione non esercitando il diritto di ricorso contro i diktat ministeriali, sancito dalla legge. Parrebbe che lo scippo dei diritti e prerogative della Regione sia stato concordato tra scippatore e e Regione scippata.
Altro punto ancora più rilevante,passato quasi sotto silenzio, è “il senso” dell’esercitazione. Eppure è stato enunciato con chiarezza dalla Nato e dal nostro alleato/padrone Usa: prepararsi per colpire la Russia, individuata come la grande minaccia per le magnifiche sorti della democrazia. Fanno le prove per trascinarci nella terza guerra mondiale armata!

2) Pensa che l'opposizione alla Trident possa contribuire a far maturare la sensibilità riguardo al tema delle servitù militari?

Concentrarsi sull’albero può aiutare a vedere il bosco o contribuisce a renderlo sfocato? Molti osservano il dito che indica la luna non vedono la luna.

3) A che punto è la vertenza sulle servitù militari? E dove è arrivato l'impegno della Regione Sardegna, che aveva fatto molte promesse, ma sembra ora essersi arenata su posizioni di retroguardia?

La RAS, purtroppo, non si è arenata. Porta avanti , da sempre, con grande coerenza, il programma deciso dai poteri forti: potenziare la schiavitù militare inflitta all’isola sentina della portaerei Italia, salvaguardare e conferire valore aggiunto ai “gioielli della corona”, espressione usata dagli Stati Maggiori per definire i poligoni che uccidono e umiliano la Sardegna. La RAS non è timida, come si sente dire spesso, è complice. Il gioco è sempre uguale a se stesso, ripetuto all’infinito in tutti i settori, per tutti i problemi in cui i desiderata di chi siede nelle stanze dei bottoni è antitetico alle esigenze del “popolo sovrano”: si conosce bene l’avversione e l’antagonismo popolare, quindi si cerca di placarlo e cavalcarlo sollevando forti lamenti per l’arroganza dello Stato accompagnati da promesse per la “riduzione progressiva delle servitù” che nulla significa se non si quantifica, si calendarizza, si da forma istituzionale. Il governatore di turno recita l’identico e ben collaudato copione in auge nella classe politica in tutta l'Italia per la “lotta dura” all’evasione, alla corruzione, agli sperperi e ruberie della classe politica, oppure per la tutela delle fasce deboli, “la buona scuola”, la centralità della cultura e della formazione eccetera eccetera.

4) Per il disastro ambientale nel poligono di militare di Quirra è stata avviata un'azione penale nei confronti di militari, docenti universitari, tecnici e dirigenti di alcune società di consulenza. A che punto è arrivato il procedimento?

Come da prassi imperante in Italia il procuratore scomodo è stato trasferito, un giudice sardo ha fatto strame dell’accurata e seria indagine del pm e ha assolto senza processo 12 dei 20 incriminati. La Regione ci ha messo del suo, è riuscita ad ibernare il processo, metterlo sotto naftalina. Tutto tace, si conta sulla memoria corta e l’oblio delle verità intollerabili portate in piena luce dal procuratore Fiordalisi.

5) Un'ultima domanda: nel movimento contro le servitù militari ci sono varie anime e sensibilità differenti: c'è l'anima indipendentista (che mira a salvaguardare gli interessi della Sardegna, e vorrebbe una redistribuzione del carico delle servitù); c'è l'anima pacifista e antimilitarista, con varie gradazioni che vanno dal pacifismo cattolico a quello di matrice anarchica, e che si oppone alle forze armate in quanto tali; e c'è un'anima antiatlantista ed antiamericana, che pone al centro dell'attenzione la menomazione della sovranità nazionale nell'ambito della NATO. Non pensa che sia giunto il momento di superare, o almeno di combinare assieme, queste differenti sensibilità, al fine di far nascere un movimento che sia il più unitario e coeso possibile?

Se per movimento unitario e coeso s’intende un movimento di pecore dietro un unico vessillo impugnato da un leader più o meno carismatico, mi auguro e auguro alla Sardegna che non accada mai.

Nella lotta che si è andata sviluppando negli ultimi 15 anni le diverse sensibilità che elenchi e molte altre ancora si sono combinate insieme senza problemi, quasi automaticamente. Hanno sempre convissuto integrandosi, arricchendosi e potenziandosi a vicenda. Il collante è formato dalla consapevolezza che se non vuoi la guerra, devi estirparla alle radici, devi estirpare le basi della guerra, i suoi poligoni, i suoi, arsenali e cosi facendo contribuisci a liberare dal mostro guerra almeno il Mediterraneo, se vuoi fermare la strage di Stato provocata dai veleni di poligono e il genocidio per strangolamento da sottrazione di risorse, se vuoi sottrarti a un futuro eterodiretto da potenze atlantiche e servizievoli italioti, devi liberare l’isola dall’occupazione militare. Da quasi un ventennio portiamo avanti le lotte contro la schiavitù militare insieme, non solo alle varie anime che citi, ma anche insieme a militari e famiglie di militari colpiti dai veleni di guerra. Con loro e i comitati di Teulada e Decimo, dal 2012, il 15 di ogni mese presidiamo piazza del Carmine e incontriamo il rappresentante del governo per avere risposta alle nostre richieste, unitarie, riepilogate nell’acronimo SERRAI (chiudere).
Il comitato Gettiamo le Basi fin dalla sua nascita ha scommesso sull’eterogeneità, diversità e specificità di motivazioni, matrici ideologiche, esigenze concrete, sensibilità come ricchezza imprescindibile di tutti, patrimonio comune più prezioso.
Per quanto mi riguarda la mia lotta ha radice nella convinzione profonda che demolire il militarismo, roccaforte della cultura patriarcale maschilista, sia imprescindibile per formare un mondo a misura di donna e di umanità.

POST SCRIPTUM

L'anima indipendentista e non solo, purtroppo, trascurano il tema dell'equiparazione della Sardegna alle altre Regioni per carico di servitù (termine truffaldino diventato linguaggio comune, il problema reale è il demanio! La differenza di contenuti è ben chiara ai sardofoni, soprattutto ai piccoli e medi proprietari di terra, è invece ostica per gli italofoni acculturati nonostante i vocabolari siano di facile comprensione).
E’ Gettiamo le Basi che fin dalla sua formazione solleva l’esigenza di ripristino della legalità, l’obbligo del ministro, imposto dalla legge, di provvedere all’equa ripartizione dei gravami militari sul territorio italiano. In cifre: 40.000 ettari di demanio militare complessivo sparsi in Italia divisi per numero di Regioni = 2.000 ettari a testa; alla Sardegna ne sono stati accollati 24.000, dunque, per legge, deve essere liberata da circa 22.000 ettari di surplus (il risultato cambia di poco introducendo anche altri parametri come superficie, numero abitanti ecc.), dunque, restituzione dei 13.000 ettari di Salto di Quirra, dei 7.200 di C.Teulada, dei 1.400 di C.Frasca più qualche altra installazione di guerra.
Anni fa alla Comissione Difesa della Camera, presieduta da Pinotti, ho prospettato le soluzioni: il parlamento impone all’esecutivo di adempiere agli obblighi di legge oppure il parlamento cambia la legge, legifera con chiarezza che il principio di equità e uguaglianza non vige nella colonia Sardegna.
La divergenza sul tema equiparazione non ha mai influito sulle lotta comune per il comune obiettivo di Gettare le Basi militari fuori dalla Sardegna, fuori dalla Storia.

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