Si può ancora fermare il CETA?

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Si può ancora fermare il CETA?

Marzo 17, 2017 - 18:34
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Ora che il Parlamento Europeo ha approvato il Ceta, quali possibilità ci sono di fermarlo?

Manifestazioni anti-Ceta a Vienna - Foto di Horst Jens (https://www.flickr.com/photos/horstjens/29134179763)

15 Febbraio 2017: con 408 voti a favore e 254 contrari il Parlamento Europeo approva il CETA, il famigerato accordo commerciale Ue-Canada.

Non è un semplice trattato sui dazi, ma include misure molto più pericolose per l’economia italiana:

- Abolisce il 99% delle barriere tariffarie fra i due blocchi commerciali
- Istituisce un tribunale sovranazionale per gli investimenti, chiamato Investment Court System che giudica sulle controversi fra stati e investitori stranieri. Il sistema è migliore degli ISDS, ma rimangono perplessità sulle reali garanzie che offre al settore pubblico.
- Parziale riconoscimento delle eccellenze eno-gastronomiche: solo 40 indicazioni geografiche protette sono state riconosciute su un numero totale maggiore di 291.
- Liberalizzazione degli appalti pubblici e dei servizi pubblici, tranne per le materie per le quali si è esplicitata una riserva.


Il processo di approvazione del trattato commerciale non è stato dei più semplici. Infatti, a partire dal 2009 in cui sono iniziate le contrattazioni fra Ue e Canada, soprattutto negli ultimi periodi, si sono avuti alcuni intoppi. Innanzitutto, il 18 ottobre, giorno nel quale si sarebbe dovuto approvare un pacchetto sulle misure del CETA in una riunione del Consiglio Affari Esteri - Commercio, ciò non è avvenuto perché Romania e Bulgaria, in attesa della conferma del Canada sulla liberalizzazione dei visti, si sono opposti. L’opposizione più forte, tuttavia, è arrivata dal Belgio il cui governo non aveva ricevuto i pieni poteri da parte del parlamento Vallone per approvarlo. Alla fine, la Vallonia ha ceduto, chiedendo però salvaguardie nel settore agricolo e la sottoposizione del sistema ICS al vaglio della Corte di Giustizia Europea per verificarne la compatibilità con i trattati europei.

Inoltre, la Germania ha posto alcune riserve ulteriori rispetto al Ceta, in seguito a una sentenza della propria Corte Costituzionale. Alcune organizzazioni tedesche hanno sollevato una questione di incostituzionalità del trattato. La Corte non si è ancora espressa, tuttavia essa ha dichiarato che la Germania potrà firmare in via provvisoria il Ceta solo rispettando queste tre condizioni:

- La decisione del Consiglio relativa all'applicazione provvisoria del CETA deve applicarsi solo alle disposizioni rientranti nella sfera di competenze esclusive dell'Unione; - fino alla pronuncia sul procedimento principale di costituzionalità dovrà essere assicurata una sufficiente legittimità democratica relativamente alle decisioni del Comitato misto CETA.
- L'articolo 26,1 del CETA istituisce un comitato misto, composto dai rappresentanti dell'UE e del Canada, con vari compiti, tra cui quello di modificare i protocolli e gli allegati dell'Accordo e di fornire un'interpretazione vincolante delle sue disposizioni; l'interpretazione dell'articolo 30.7, paragrafo 3 lettera c) del CETA deve consentire alla Germania di terminare unilateralmente l'applicazione provvisoria.
- L'articolo 30.7, paragrafo 3, lettera c) del CETA prevede che una parte può terminare l'applicazione provvisoria dell'Accordo dandone comunicazione scritta all'altra con effetto il primo giorno del secondo mese successivo alla notifica.

Esse sono state inserite nelle dichiarazioni allegate al trattato, facendo sì che la Commissione Europea chiarisse il fatto che l’applicazione provvisoria cadrà se una sentenza di incostituzionalità dichiarasse tale il trattato oppure per un altro motivo. Tuttavia, la Germania, l’Austria e la Polonia potranno interrompere il processo in maniera indipendente, senza completare le procedure europee. Quando si trattava di tutelare i propri interessi, l’Italia non è pervenuta …

 

A partire dal 1 aprile il trattato entrerà in vigore in maniera provvisoria, cioè solo le parti che riguardano ciò che è di competenza esclusiva dell’Unione Europea diventano efficaci: approssimazione dei regolamenti, abolizione tariffe doganali, norme sugli appalti. Rimangono in sospeso le norme sui servizi finanziari e l’istituzione dell’arbitrato sugli investimenti.
Entrerà in vigore in toto quando i parlamenti nazionali (ed eventualmente, negli stati che li prevedono, quelli federali) avranno approvato il testo.
Fortunatamente, la strada è in salita perché non tutti sono d’accordo. Intanto, in Francia cento parlamentari hanno già chiesto alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sulla costituzionalità o meno del Ceta. La richiesta riguarda il sistema ICS che lederebbe i principi di parità di trattamento, indipendenza dei giudici e sovranità nazionale; inoltre, il Ceta andrebbe a menomare il principio di precauzione che la Costituzione Francese richiama.


L’approvazione non è scontata, ma una cosa è certa: per salvarsi dai trattati commerciali capestro non funziona appellarsi all’Europa, ma ai singoli Stati i quali conoscono molto più da vicino la realtà e comprendono meglio le richieste dei cittadini.

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