Sui cieli della Siria i destini del mondo

Tempo di lettura
1 minute
% di lettura

Sui cieli della Siria i destini del mondo

Aprile 10, 2017 - 19:43
Posted in:

Il fronte dei falchi spinge per la guerra in Siria. Se la prova nel 2013 fallì, quattro anni dopo funzionerà?

Bandiera della Siria, foto di Wikimedia Commons

E’ un Trump isolato ma oggi più forte quello che ha lanciato nella notte di Venerdì scorso 59 missili  sulla base aerea di Sharyat in Siria. Un attacco imperialista in grande stile, condotto da un imperatore senza l’autorizzazione del Congresso e della comunità internazionale.

Ma con tutto il Partito Repubblicano alle spalle da anni in attesa del ritorno di una grande America sulla scena mondiale. Un cambio di strategia? Difficile dirlo. Se la campagna elettorale del tycoon americano è stata condotta sulle scelte di politica interna, il  presunto isolazionismo del Presidente è stato presto rotto dai missili su Sharyat. Quel fumo nella notte ha ribadito il pugno di ferro dell’America sul mondo e riaperto le tensioni mai sopite con la Russia, grande sponsor di Assad nella guerra siriana. L’incertezza domina sulle prossime  mosse dei  grandi attori sulla  scena  mondiale. E la dinamica stessa dell’aggressione ha su di sé tanti se e tanti  ma.  Solo pochi morti a  Sharyat fanno  pensare ad un’azione circoscritta  senza che l’Onu abbia chiesto un’indagine preventiva come è accaduto per le armi in possesso di Saddam Hussein. La comunità internazionale sembra aver accettato passivamente le ricostruzioni dell’attacco con il gas sarin fornite da al Quaeda, addossando la colpa ad Assad. Un primo punto di dubbio riguarda l’accertamento dei fatti: le responsabilità sono di Damasco o è tutta una manipolazione dei ribelli? E perché l’Onu balbetta davanti ad un’aperta violazione del diritto internazionale?

Dure le dichiarazioni di Mosca , Tehran e Hezbollah. In un comunicato ufficiale affermano che “l’aggressione alla Siria supera tutte le linee rosse, reagiremo fermamente ad una aggressione contro la Siria e ad ogni violazione di chiunque la compia. Gli Stati Uniti conoscono bene la nostra capacità  di reazione”. E sottolineano di voler incrementare i supporti a Damasco. Per ora però il pericolo di una escalation sembra lontano. Qualche nave russa vicino alle coste siriane e scontri tra caccia militari nei cieli di Damasco daranno la misura di una guerra congelata più che guerreggiata. Putin è in campagna elettorale e  le tensioni del Cremlino con gli stati ai propri confini riaccendono il militarismo e le prove muscolari con gli Usa. La Turchia invece ne approfitta per riavvicinarsi agli Usa e liquidare la questione curda, cercando di fare terra bruciata dello  staterello curdo nel Nord della Siria.

Gli equilibri mondiali sono sempre più tesi. Un pugno di militari del  Pentagono  tiene in ostaggio la  Presidenza Trump e cerca le prove di un coinvolgimento  russo nell’attacco  col  gas sarin. I  falchi  americani pronti alla guerra sono  al lavoro. E le sinistre mondiali assieme alle forze di pace latitano ormai da troppo tempo.

Regole per i commenti

I contributi dei lettori sono ben accetti, purché rispettino le regole. Ogni commento sarà sottoposto alla valutazione dei moderatori, prima dell'eventuale pubblicazione.