Utero in affitto - il NO laico alla mercificazione della vita

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Utero in affitto - il NO laico alla mercificazione della vita

Luglio 20, 2016 - 19:14

 La saggista Enrica Perucchietti è conosciuta nel mondo dell’informazione per il coraggio che la contraddistingue nella scelta di trattare temi non politicamente corretti, lontani dal frastuono del mainstream telegiornalistico italiano.

 Anche nel suo ultimo libro “Utero in affitto”, la sua scelta editoriale è confermata. Enrica Perucchietti punta a svelare ciò che c’è di nascosto dietro al business dell’utero in affitto, in questi tempi elogiato dai mass media come “opera caritatevole nei confronti di chi non può avere figli”.
Al di sotto della retorica di alcune star di Hollywood (tra tutte, Nicole Kidman) e di altre fuori Los Angeles (vedi Adele), l’utero in affitto presuppone un contratto di compravendita il cui oggetto di scambio è un BAMBINO! Ovviamente, con tanto di listino prezzi: si va dai 30 ai 60 mila Euro nell’Est Europa fino ai 150mila dollari negli Usa e in Canada fino alla low-cost India (30mila – 40 mila dollari).

 L’utero in affitto è una pratica che la legge italiana vieta. Infatti, la legge 40 del 19 febbraio 2004 sulla procreazione assistita classifica “la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità” come reato punibile “con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600 mila a un milione di euro”.

 Eppure, è possibile aggirare la legge ricorrendo alla prestazione di maternità surrogata all’estero, inscrivendosi in un quadro di sfruttamento globalizzato dove il denaro è eletto giudice etico. Come scrive Diego Fusaro nella post-fazione del libro edito da rEvoluzione Edizioni, “tutto diventa merce e l’economico si innalza a unica sorgente di senso, nella forma del monoteismo del mercato. […] L’utero stesso diventa merce fra le merci.”
La pratica della gestazione per altri, dunque, lungi dall’essere portatrice di emancipazione e libertà è classismo puro (per via delle alte cifre, possono permettersela solo le classi ricche) e mercificazione, caratteristica tipica del capitalismo post-1989.

 Il saggio si caratterizza, oltre che per la scorrevolezza e la presenza di interessanti informazioni, per la sua vocazione laica. L’obiettivo è analizzare il fenomeno e trarne delle conclusione etiche, non religiose. L’autrice cita, infatti, alcune dichiarazioni pubbliche di associazioni femministe contro la pratica dell’utero in affitto:

• La “Carta di Parigi” : un documento firmato il 2 febbraio 2016 nella capitale francese volto a chiedere agli Stati europei l’abolizione universale della maternità surrogata. Esso è sostenuta anche dalla femminista lesbica Marie-Josèphe Bonnet che ha ribadito che: “Il corpo della donna non è una merce e il bambino non è un oggetto che acquistiamo, ma una persona che va protetta e rispettata.”

• Il manifesto di “Se non ora quando” che raccoglie il consenso di Dacia Maraini, Ricky Tognazzi e pure di Aurelio Mancuso, già presidente di Arcigay e ora di Equality Italia.

 Ciò dimostra che la battaglia contro la pratica mercificante dell’utero in affitto non è prerogativa dei soli cattolici, ma è un movimento che coinvolge chiunque abbia a cuore la dignità della persona umana, delle donne e dei bambini. Essere contro l’utero in affitto non significa essere contrari a priori alle unioni civili, per esempio. E’ una questione di civiltà, non di appartenenza religiosa o politica.

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